Il Ponte di Rialto: uno dei simboli di Venezia

Venezia ha quattro ponti che attraversano il Canal Grande: il Ponte di Rialto, il Ponte dell’Accademia, il Ponte degli Scalzi e il Ponte della Costituzione detto di Calatrava.Il Ponte di Rialto è il più antico ed era l’unico collegamento tra le due sponde del Canal Grande.
Sembra che già nel 1182 vi fosse stato costruito, da Nicolò Baratieri, un ponte di barche, che serviva per rendere più accessibile il mercato. Fu detto “Quartarolo” dal nome della moneta che, pare, avesse un foro nel centro e che si doveva spendere per attraversarlo o forse per la vicinanza della Zecca.
Verso il 1250 venne sostituito da un ponte di legno strutturale, che si poteva aprire per consentire il passaggio delle navi. Visto che la funzione del ponte era strettamente legata al mercato di Rialto, il suo nome cambiò diventando così il Ponte di Rialto.
Nel 1310, Bajamonte Tiepolo, con i suoi fedeli, dopo il fallito tentativo di impadronirsi del dogado, erano fuggiti; arrivati nei pressi di Rialto avevano attraversato il ponte che poi distrussero per impedire di essere raggiunti.
Fu rifabbricato ma crollò nel 1444 a causa del peso dell’innumerevole folla che si era radunata per assistere al passaggio del corteo della sposa del marchese di Ferrara.
Venne ricostruito sempre in legno, in forma più ampia, con botteghe e con una parte centrale mobile; al principio del 1500 era così rovinato che si deliberò di costruirlo in pietra.
La Serenissima bandì un concorso per la sua costruzione e furono molti quelli che presentarono un progetto; vennero scartati, Michelangelo, Sansovino e il Palladio si scelse quello di Antonio Da Ponte che fu il costruttore, ma solo in parte l’ideatore (visto che nell’orazione funebre del doge Pasquale Cicogna, scritta da Enea Silvio Piccolomini,  si legge che il merito del disegno spetta ad un patrizio di nome Gio. Alvise Baldù).
Il ponte fu iniziato nel 1588 e terminato nel 1592 sotto il dogado di Pasquale  Cicogna, il cui epitaffio commemorativo, sormontato da uno stemma, si trova ai quattro fianchi del ponte. Furono utilizzati dodicimila pali di legno di olmo e tavoloni di larice per reggere l’unica arcata di oltre 28 metri di luce; vi sono ventiquattro botteghe e gli ampi gradini centrali sono a gruppi di cinque mentre ai due lati vi sono due rampe formate da gradini più bassi di quelli centrali per facilitare il passaggio ai carrelli che trasportano le merci.
 
Curiosità
Il primo ponte, che era formato da due rampe di larice sorrette da pali di rovere, infissi nel fondo del canale, era considerato come un traghetto tra le due rive e, come abbiamo visto, per attraversarlo si pagava con una moneta chiamata quartarolo che, pare avesse un foro al centro, il popolo lo chiamò ironicamente il “Tragheto del buso” perché nella zona di Rialto c’era il Castelletto  riservato alle  meretrici della città; l’allusione al “buso” è evidente.
Tra gli scettici sulla costruzione del ponte si raccontano due storielle: una donna, in modo piuttosto volgare, sosteneva che non sarebbe mai stato costruito :
No ‘l sarà mai fato sto ponte, ghe scometo questa (indicando il basso ventre)  e giuro che me la brusarò se ‘l vegnara fato!” (Il ponte non sarà mai costruito e se invece lo porteranno a termine, me la brucerò).
Un uomo sosteneva la stessa cosa dicendo:“De sicuro i lo farà quando questo (indicando il proprio membro virile) metarà l’ongia(Di certo lo costruiranno quando “questo” metterà l’unghia). Ai piedi del ponte a destra, dalla parte di palazzo Camerlenghi, ci sono due bassorilievi indicanti una donna accovacciata su un braciere e un uomo con una terza gamba, posta tra le due, con un “piede” marcatamente unghiato. 

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