Un giorno in fornace – il vetro di Murano

 

Quando si arriva a Murano, la prima cosa che viene naturale è recarsi in una fornace per vedere come si lavora il vetro.

Si può prendere il vaporetto alle Fondamente Nuove, scendere alla fermata Colonna, percorrere un centinaio di metri, girare a sinistra, attraversare un ponte e così ci si trova proprio davanti  a una delle tante fornaci presenti nell’isola.
Dentro vi sono i maestri vetrai che spiegano che la materia prima per la lavorazione del vetro è una mescolanza di sodio potassio e calcio (la sabbia di silicio). Questa sabbia viene fatta fondere in un forno a 1500° gradi; una volta diventata pasta vitrea il maestro, con l’estremità della canna da soffio, preleva il “bolo”, ancora incandescente, che si presenta come una grossa goccia.
Adesso è tutta una questione di abilità in quanto il maestro farà girare velocemente, modellandolo e sempre soffiando nella canna, l’oggetto che vuole creare; durante questa operazione si aiuterà con delle grosse forbici e con delle pinze che gli verranno passate dal “garzone-apprendista”.
La pasta vitrea, così maneggiata tende a raffreddarsi e a solidificarsi anche se l’oggetto che sta creando l’abile artigiano non è ancora finito, allora, sempre durante la lavorazione, l’oggetto viene preso con delle lunghe pinze e rimesso nella fornace affinché si riscaldi per poter essere forgiato più agevolmente.
Ogni pezzo così lavorato diventa una creazione e si può ben capire che non sarà mai identico ad un altro perché frutto della fantasia del maestro vetraio e anche della temperatura del bolo.

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